Scienza ed esplorazioni
La capsula dell'Osiris-Rex. Credits: Keegan Barber/NASA

La capsula di materiale raccolto dall’asteroide è atterrata con successo sulla Terra

Dopo un viaggio di oltre 6 miliardi di chilometri, missione compiuta per la sonda OSIRIS-Rex della NASA che domenica 24 settembre 2023 è riuscita a sganciare e far atterrare nel deserto dello Utah una capsula contenente materiale raccolto dall’asteroide Bennu. Si tratta del più grande campione proveniente da un asteroide che la nostra specie sia mai riuscita a riportare sulla Terra.

Questo materiale, rimasto intatto dalla formazione del Sistema Solare, aiuterà gli scienziati a capire meglio i processi di formazione del Sistema Solare stesso e la composizione degli asteroidi, cosa utile anche per capire come difendersi da potenziali catastrofici impatti.

In cosa consiste la missione OSIRIS-REx

OSIRIS-REx è una missione spaziale della NASA del Programma New Frontiers. Lanciata nel 2016, la missione ha come obiettivo principale lo studio e la raccolta di campioni dell’asteroide Bennu, per poi riconsegnarli sulla Terra in modo da poter effettuare su di essi analisi di laboratorio approfondite.

La sonda OSIRIS–REx nelle fasi finali di assemblaggio presso il Kennedy Space Center della NASA. Credits: NASA/Kim Shiflett.
La sonda OSIRIS–REx nelle fasi finali di assemblaggio presso il Kennedy Space Center della NASA. Credits: NASA/Kim Shiflett.

La sonda ha raggiunto l’asteroide Bennu alla fine del 2018 dopo un viaggio di ben due anni e svariate centinaia di milioni di chilometri per inserirsi in orbita attorno ad esso. Qui è iniziata la seconda fase della missione durata di ben 500 giorni che prevedeva la mappatura completa dell’asteroide alla ricerca del sito migliore dove approcciarsi alla superficie per raccogliere campioni. Grazie alla distanza molto ravvicinata della sonda all’asteroide, circa 5 chilometri, la NASA ha potuto ottenere immagini dettagliatissime di Bennu che hanno aiutato nello studio dell’asteroide e nella scelta del sito di rendez-vous.

La sonda OSIRIS-REx è dotata di diversi strumenti scientifici per produrre immagini dell’asteroide e analizzare la sua composizione chimica. È dotata di tre camere per mappare la superficie di Bennu ad alta risoluzione, rilevare eventuali emissioni gassose e documentare in tempo reale la raccolta dei campioni di asteroide. OSIRIS-REx è dotata inoltre di spettrometri in banda visibile, infrarossa e X per rilevare la composizione chimica della superficie di Bennu, tracciarne una mappa termica e studiare l’interazione del vento solare con la superficie.

Il rendez-vous con Bennu

L’avvicinamento di OSIRIS-REx alla superficie di Bennu per prelevare i campioni di roccia è avvenuto il 20 ottobre 2020. La sonda non è effettivamente atterrata sull’asteroide, ma si è avvicinata fino a poter prelevare i campioni superficiali attraverso un braccio robotico lungo 3 metri dotato di una sorta di aspirapolvere. Il braccio ha così potuto raccogliere un campione di circa 250 grammi di regolite, ovvero un mix eterogeneo di polvere e rocce che caratterizza i corpi rocciosi del Sistema Solare. L’aspiratore di cui è dotato il braccio robotico è stato talmente efficace nella raccolta dei campioni che gli scienziati hanno dovuto tentare diverse volte la chiusura del contenitore per l’eccesso di materiale presente.

Immagini reali della fase di raccolta dei campioni dell’asteroide Bennu da parte del braccio robotico della sonda OSIRIS–REx. Credits: NASA/Goddard/University of Arizona.
Immagini reali della fase di raccolta dei campioni dell’asteroide Bennu da parte del braccio robotico della sonda OSIRIS–REx. Credits: NASA/Goddard/University of Arizona.

La sonda ha poi iniziato il suo viaggio di ritorno di due anni verso la Terra nell’aprile del 2021 per raggiungere il massimo avvicinamento al nostro pianeta il 24 settembre 2023. In corrispondenza di ciò, la sonda ha sganciato la capsula contenente i campioni di asteroide, la quale è entrata in atmosfera ad una velocità di circa 45.000 chilometri orari per poi atterrare nel deserto dello Utah frenata da un paracadute. La capsula è stata poi trasferita al Johnson Space Center per permette l’analisi dei preziosi campioni con i migliori strumenti a disposizione della comunità scientifica.

Il futuro della missione OSIRIS-REx

La storia di OSIRIX-REx però non finisce qui. La NASA ha infatti deciso di estendere la missione e ribattezzarla, OSIRIS-APEX, dove APEX sta per “Apophis Explorer”. Come si intuisce dall’acronimo, l’obiettivo della missione estesa è l’asteroide Apophis, un corpo di 370 metri di diametro scoperto nel 2004. La scelta di Apophis ha a che fare con la sua natura di near-Earth asteroid, ovvero asteroidi che intersecano l’orbita della Terra. Apophis, in particolare, è balzato agli onori delle cronache per avere, secondo calcoli orbitali preliminari, una probabilità concreta di impattare la Terra nel 2029 durante il prossimo incontro ravvicinato tra i due corpi. Tale probabilità è stata rivista al ribasso attraverso nuove osservazioni al telescopio, tanto è vero che secondo gli scienziati le probabilità di impatto con la Terra nei prossimi cento anni sono prossime allo zero.

Fonti e approfondimenti

Commenti (2)

  1. NASA: acqua e carbonio nei campioni dell'asteroide Bennu - Pegasoft srl
    17/10/2023

    […] OSIRIS-REx, rientrati sulla Terra i campioni dell’asteroide Bennu Esplorazioni spaziali Nasa OSIRIS-REx […]

  2. La NASA non riesce ad aprire il contenitore con i campioni di Bennu - Pegasoft srl
    21/11/2023

    […] aver aperto la capsula della missione OSIRIS-REx, contenente i campioni dell’asteroide Bennu e rientrata sulla Terra il 24 settembre, i […]

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